Giurisdizione condizionata: mediazione nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. A chi spetta fare la domanda ? All’opponente o all’opposto? ( Cass.,SSUU n.19596/2020)

Il diritto di difesa prevale sulla ragionevole durata del processo. Ma la mediazione è proprio necessaria?

Storie di amori impossibili

Con il D.lgs. n. 28 del 2010 , è prevista l’obbligatorietà del tentativo di mediazione in alcuni casi, pena l’improcedibilità della domanda( non improponibilità, ma improcedibilità).

La ratio è quella di deflazione del contenzioso, gravato da scarse risorse a disposizione ed eccessiva durata, che rendono oramai la giustizia e la giurisdizione un semplice servizio pubblico e anche scarsamente dotato.

In presenza di procedimento monitorio ( decreto ingiuntivo), non sussiste l’ obbligo di mediazione, fintanto che, nel giudizio di opposizione al decreto, non si decida con ordinanza sulla concessione o sulla sospensione della provvisoria esecuzione( artt. 648 e 649 c.p.c.)

Il motivo è semplice, e si traduce nel fatto che, essendo quello per decreto ingiuntivo un procedimento con contraddittorio inaudita altera parte ( perciò a cognizione sommaria), è già di per sé deflazione, o meglio, semplificazione del contenzioso. Perciò fino al momento suddetto, mal si concilierebbe con l’obbligo di mediazione tra le parti

Nondimeno, una volta instaurato il giudizio di opposizione e concessa o sospesa la provvisoria esecuzione, giova chiedersi a chi spetti l’onere di attivare il tentativo di mediazione.

Secondo la tesi della Cassazione del 2015 ( sent. n. 24629), l’onere spetterebbe all’opponente/debitore, ovvero al convenuto in senso sostanziale del giudizio di opposizione( colui che si oppone a un decreto ingiuntivo, pur essendo formalmente attore-in quanto propone l’opposizione- di fatto è il soggetto che si difende dalle pretese di colui che ha ottenuto l’ingiunzione).

Tuttavia nel tempo, anche a causa delle decisioni contrarie di alcuni Tribunale, si è sviluppata la tesi contraria, ovvero che l’onere di esperire il tentativo di mediazione gravi in capo all’opposto/ creditore ( attore in senso sostanziale).

La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la questione alle Sezioni Unite, le quali ultime hanno optato per il secondo orientamento, gravando di tale incombente l’opposto/creditore, attore sostanziale.

Al di là delle ragioni testuali e sistematiche della conclusione, vi è anche un motivo costituzionale. Il diritto di difesa( art. 24 Cost.) deve prevalere sulla ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.). L’opponente che ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo in tempo, non può veder limitata la sua azione, la sua difesa, a costo che ciò generi un nuovo procedimento e un nuovo spreco di risorse.

A umile parere del sottoscritto, l ‘affermazione testé citata della Suprema Corte, tecnicamente parlando, rispetta il dettato costituzionale ( il diritto di difesa è nelle prima parte della Costituzione-intoccabile- la ragionevole durata no, e in un giudizio di ponderazione quest’ultima può soccombere). Tuttavia ci si chiede se la mediazione sia così necessaria…. ci si interroga se i problemi che crea, sotto questo aspetto, si possano risolvere attraverso quello che è il normale strumento di attribuzione di torti e ragioni: il Giudice

Clicca al link qui sotto per vedere e/o scaricare la sentenza in formato pdf

http://www.cortedicassazione.it/cassazione-resources/resources/cms/documents/19596_09_2020_no-index.pdf

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