Danno arrecato all’alunno senza sostegno: mutamento di approccio(TAR Campania-Napoli,sentenza n. 5668 del 2 dicembre 2019).

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La giurisprudenza amministrativa, in numerose sentenze, ha negato il risarcimento del danno non patrimoniale per mancata assegnazione dell’insegnante di sostegno all’alunno disabile o per l’assegnazione di un numero di ore di sostegno inferiori rispetto a quelle necessarie in relazione alla patologia.

L’assenza di ristoro della lesione di tale diritto fondamentale (ex artt. 2, 3, 34 e 38 Cost.) era dovuta, essenzialmente, a due ragioni: applicazione rigorosa dei principi in materia di prova elaborati dalla Suprema Corte con le sentenze gemelle del 2003 e con le sentenze di San Martino del 2008, con conseguente pretesa di allegazione del danno, di specificazione del tipo di pregiudizio e della prova nel caso concreto; la difficoltà’ di liquidazione in assenza di un sistema tabellare oggettivo che, seppur utilizzato da trent’anni dalla giurisprudenza civile, non ha trovato riscontro in quella amministrativa.

Inoltre, si sosteneva, la preoccupazione delle Istituzioni e della Magistratura deve essere quella di prevenire il danno e cioè di offrire all’alunno diversamente abile il sostegno scolastico e per un numero di ore adeguate alla patologia. Esigenza maggiormente attuata con le istanze cautelari o con la domanda di annullamento del Piano educativo individualizzato(in seguito PEI), al fine di stimolare l’amministrazione ad adempiere ai propri obblighi educativi, più che con la domanda risarcitoria a danno fatto.

Con la sentenza in commento, il TAR Campania sembra cambiare approccio e
prospettiva, elaborando alcune riflessioni di notevole importanza. Innanzitutto
definendo le conseguenze dannose al profilo areddituale che possono venire in gioco per l’alunno diversamente abile, privato dell’insegnate di sostegno o delle ore adeguate. Si tratta del danno dinamico relazionale e del danno da sofferenza, già definiti dalla giurisprudenza e dalla legge. Il primo consiste nel peggioramento delle condizioni di vita esterne del soggetto. L’alunno disabile che, in assenza di PEI o comunque in assenza di quantificazione delle ore, non beneficia del sostegno adeguato, subisce una perdita sotto il profilo della didattica e sotto l’aspetto dell’integrazione nella classe di appartenenza. Il ragazzo, in tale eventualità, rischia di non comprendere nulla del percorso educativo scolastico, con inevitabile nocumento non solo al profilo culturale, ma anche a quello strettamente personale, poiché difficilmente egli svilupperà adeguatamente la sua personalità. Le variabili di tale danno possono essere il tempo (maggiore è il periodo di assenza del sostegno, più grande sarà il pregiudizio) e il tipo di patologia. In presenza di disabilità mentale, le conseguenze dannose sono più rilevanti rispetto ai casi di handicap solo materiale, come ad esempio la cecità. Per un soggetto affetto da disabilità mentale, senza un sostegno adeguato e finalizzato all’integrazione, la scuola e la classe rischiano di essere un mero contenitore, una scatola vuota senza significato.

Riguardo il danno da sofferenza interiore, esso si concretizza nei sentimenti di umiliazione, tristezza e vergogna causati dal deficit di assistenza. L’alunno diversamente abile è costretto a osservare i normodotati, mettendosi in comparazione con loro e comprendendo che non arriverà al medesimo livello. Le variabili del danno da sofferenza sono l’età (più si è piccoli, meno si percepisce la diversità con gli altri alunni e meno si soffre) e il tipo di patologia. Diversamente dal danno relazionale, qui il tempo non sembra essere decisivo, visto che l’angoscia interiore può generarsi, astrattamente, anche in un solo giorno scolastico senza sostegno.

Le conseguenze dannose, affermano i giudici, possono essere provate anche ricorrendo a ragionamenti presuntivi puri e a massime di esperienza. Sarà sempre onere del danneggiato allegare il fatto noto da cui poter desumere, più probabilmente che non, l’esistenza del fatto ignoto. Tuttavia reggerebbe la semplice allegazione del fatto storico, ovvero dell’assenza di un PEI o la presenza di un PEI inadeguato, quanto alle ore di sostegno, alla patologia dell’alunno disabile, quale indizio grave, preciso e concordante della produzione del danno relazionale e del danno da sofferenza.

Per ciò che concerne la liquidazione del pregiudizio, nella sentenza in commento si attesta la necessità dell’utilizzo delle tabelle, imprescindibili per garantire uniformità, equità senza arbitrio. Essendo quello dell’alunno privo di sostegno un pregiudizio sui generis, non possono certo utilizzarsi le tabelle sul danno biologico milanesi o romane, ma se ne può prendere spunto, osserva il TAR, per creare una tabella ad hoc. Si potrebbe prevedere una scala da 1 a 5 punti, in cui 1 corrisponde a sofferenza bassissima, 2 a sofferenza bassa, 3 a sofferenza discreta, 4 a sofferenza alta, 5 a sofferenza molto alta. Nel caso del danno per mancato insegnate di sostegno, anche una scala da 1 a 3 potrebbe essere adeguata.
Naturalmente sarà possibile per il giudice personalizzare la liquidazione fissa, in base alla variabili del caso concreto.

Rimane ferma l’applicazione dell’art. 30, comma 3°, c.p.a., ovvero l’esclusione del risarcimento per i danni che potevano essere evitati con l’ordinaria diligenza da parte del danneggiato. In effetti in presenza di un PEI illegittimo, è facile che, nella maggior parte dei casi, l’impugnazione tempestiva del provvedimento o l’istanza cautelare stimolino l’amministrazione a nominare un insegnante di sostegno o a garantire le ore adeguate alla patologia dell’alunno, evitando il pregiudizio o l’aggravarsi dello stesso. Non a caso, nella pronuncia in esame, la domanda risarcitoria accolta dai giudici era accompagnata dalla domanda di annullamento dei provvedimenti lesivi.

Scarica la sentenza cliccando sul link sottostante⇓⇓

Tar Napoli, IV Sezione, sentenza n. 5668 del 2 dicembre 2019)

 

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