Mensa scolastica. Esiste il “diritto” a portarsi il cibo da casa e a mangiarlo insieme agli altri bambini? ( Cass. SS.UU. luglio 2019)

mensa

Ci si interroga se i bambini delle elementari e delle medie, che  hanno optato per il tempo prolungato, abbiano “il diritto perfetto ed incondizionato”a portarsi il cibo da casa e a consumarlo nello stesso orario e nello stesso luogo dei bambini che hanno aderito al  servizio mensa.

Prima di rispondere al quesito, o meglio, prima analizzare la soluzione al caso offerta dalla Cassazione a Sezioni Unite,  giova brevemente ripercorrere l’inter che ha portato a tale decisione.

Alcuni genitori hanno adito il Tribunale di Torino contro il Comune e contro il MIUR, per far accertare il diritto di scegliere per i loro figli tra il consumo dei pasti offerti dalla mensa scolastica e l’utilizzo di cibo proprio ( portato da casa o autonomamente confezionato). Il tribunale rigetta la domanda, accertando l’assenza di tale situazione giuridica soggettiva.

La Corte di Appello accoglie parzialmente il ricorso dei genitori, affermando che il diritto di portarsi il cibo da casa è diritto soggettivo perfetto, in quanto il servizio mensa, unitamente a quello didattico , fa parte del diritto all’istruzione, di cui all’art. 34 Cost.( consumare un pasto insieme per i bambini delle medie e delle elementari, è un qualcosa che va oltre il nutrirsi, poiché fa parte del percorso educativo e di sviluppo della personalità).  Tuttavia  le modalità organizzative, soprattutto di controllo igenico,  finalizzate ad attuare tale diritto (  cioè quello di  far consumare pasti portati da casa nello stesso orario e nello stesso luogo degli altri minori) spettano alla scuola, ed esulano dalla competenza del giudice ordinario, in quanto esercizio del potere amministrativo.

La Cassazione conferma le conclusioni della Corte d’Appello, ma ribalta il presupposto. Non si è in presenza di un “diritto soggettivo perfetto e incondizionato”,in quanto ,il fatto di portare il pasto da casa e consumarlo nella mensa insieme agli altri, implica un comportamento attivo della scuola sotto il profilo organizzativo ( controlli, etc),  ulteriore rispetto al cibo della mensa, anche per non incorrere in responsabilità per danni cagionati dall’alunno agli altri e a se stesso ( si pensi all’ipotesi che il minore fornisca il cibo autonomamente confezionato ad altro bambino, il quale subisce un malore perché allergico). Appare evidente, dunque, che se la scelta è condizionata dall’agire delle scuola, allora di posizione giuridica incondizionata non si tratta.( Cassazione, Sezioni Unite, n. 20504 del 30 luglio 2019)

Allora è interesse legittimo, facoltà dei genitori di condizionare il procedimento amministrativo affinché la scuola permetta tale opzione al momento dell’adozione del servizio di mensa scolastica. Non potere, ma facoltà, condizionata e potenzialmente soccombente rispetto alla decisione dell’amministrazione scolastica.

Giova rammentare che sugli interessi legittimi decide il TAR e non il giudice ordinario. Tuttavia il difetto di giurisdizione  può essere rilevato d’ufficio non oltre la sentenza di primo grado e, in appello, solo attraverso motivo specifico di impugnazione delle parti. Nel caso in esame, sia il Tribunale che la Corte di appello si sono pronunciate nel merito, con ciò confermando implicitamente la sussistenza delle giurisdizione.  La quale ultima non è stata portata in Cassazione dalle parti( formandosi, di tal guisa,  il  giudicato sulla giurisdizione).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...