Infortuni sul lavoro. Indennizzo INAIL e risarcimento del datore di lavoro.

infortunio-sul-lavoro-II

Quando si subisce un infortunio sul lavoro, il danneggiato ha diritto al risarcimento del danno patrimoniale  e del danno non patrimoniale.

In tal ambito, l’INAIL eroga un indennizzo al lavoratore infortunato ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 38 del 2000 . Tuttavia l’indennizzo non esclude il risarcimento del  datore di lavoro, se è accertata la sua responsabilità. Come coordinare queste due forme di tutela indennitaria e risarcitoria?

Ora, nel nostro sistema sono pacificamente vietate le c.d duplicazioni risarcitorie del danno( SS.UU. San Martino)  Anche il danno non patrimoniale, infatti, va provato e liquidato nel suo preciso ammontare, eventualmente ricorrendo a presunzioni ed equità. Il principio è lo stesso del danno patrimoniale e si basa sulla c.d “teoria differenziale”, in virtù della quale si immagina la situazione virtuale in assenza del danno, quella con il danno e si risarcisce la differenza, né più, né meno.

Appare chiaro, dunque, che l’indennizzo INAIL andrà sottratto dall’ammontare del danno a cui è tenuto il datore di lavoro, proprio per evitare duplicazioni risarcitorie. Ma in che modo?  Effettuando una una sottrazione sic et simpliciter, oppure sottraendo solo le poste omogenee?

Ebbene la Cassazione opta per la seconda soluzione, che poi è coerente con la determinazione effettiva del danno. Poiché l’indennizzo INAIL non copre  il danno patrimoniale da perdita di capacità lavorativa specifica ( almeno per le menomazioni inferiori al 16%) e  neanche il danno biologico temporaneo da inabilità temporanea, queste poste non possono essere scomputate dal risarcimento a cui è tenuto il datore di lavoro. Evidentemente un conto è evitare duplicazioni risarcitorie, altro è erogare meno di quanto effettivamente il danneggiato ha subito.

A parere mio non si tratta di una pronuncia che raggiunge  un punto di equilibrio tra effettività della tutela risarcitoria e divieto di duplicazioni risarcitorie, poiché i due concetti in realtà coincidono. Effettività vuol dire compensare i pregiudizi realmente subiti ( niente di più e niente di meno)

 Cassazione civile, sezione lavoro, sentenza 08/04/2019 n° 9744

 

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