Durata irragionevole del processo ed eredi.

foto processo lungo

Tutti noi abbiamo diritto a un giusto processo e a un equo processo.

Si tratta di un principio sia costituzionale ( art. 111 Cost.) che sovranazionale ( art. 6 CEDU).

Sicuramente un processo non è giusto ed equo se dura chissà quanti anni, come purtroppo sovente accade.

Non è giusto sia sotto il profilo soggettivo, cioè del danno arrecato alla persona che subisce tale lungaggine processuale, sia sotto il profilo oggettivo, visto che, in tal maniera, si sprecano più risorse giudiziarie, già abbastanza scarse.

Qual è il rimedio? La Legge Pinto, modificata dalla legge di stabilità per il 2016.

L’art. 1 della legge Pinto così recita: ” Chi, pur avendo esperito i rimedi preventivi di cui all’art. 1 ter, ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale a causa dell’irragionevole durata del processo, ha diritto ad un’equa riparazione”.

I rimedi preventivi  sono rimedi a carattere processuale, finalizzati ad evitare che la lunghezza del processo diventi irragionevole ( ad esempio chiedere che si proceda con rito sommario di cognizione). Essi, se è possibile, vanno esperiti, pena l’inammissibilità della domanda.

Il processo è irragionevole se eccede i tre anni in primo grado, due in secondo grado e un anno in terzo grado.

Nel processo civile il termine di irragionevole durata inizia a decorrere dalla notificazione dell’atto di citazione o dal deposito del ricorso.

Gli eredi possono ottenere l’indennizzo che spetterebbe alla parte processuale defunta agendo iure proprio?

La Cassazione afferma che ” l’erede della parte deceduta nel corso del giudizio presupposto ha diritto all’indennizzo iure proprio solo dopo la notifica, nei propri confronti, dell’atto di riassunzione o la costituzione volontaria in giudizio, in quanto, prima di tale momento, potrebbe essere del tutto all’oscuro della stessa esistenza del processo oppure, in ipotesi, avere rinunziato all’eredità ovvero, ancora, trovarsi nella posizione di mero chiamato, mentre, a seguito della riassunzione o della costituzione, l’erede viene formalmente coinvolto nel giudizio e ne subisce tutte le conseguenze, anche in termini di patema d’animo per la sua durata, non ostando alla liquidazione dell’indennizzo, analogamente a quanto avviene per il contumace, l’eventuale scelta di non costituirsi” Cass.  n. 183 del  2017.

In pratica occorre che il giudizio prosegua  formalmente nei confronti dell’erede, in modo che egli subisca personalmente le conseguenze dannose della durata irragionevole

 

 

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