Diffamazione e risarcimento dei danni

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La diffamazione è un delitto contro la persona previsto all’art. 595 c.p., offensivo dell’altrui reputazione e punito con la reclusione fino a un anno ( due anni se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato).

Il primo presupposto è l’assenza dell’offeso, che differenzia la diffamazione dall’ingiuria e rende la condotta più grave, perché più subdola, vista l’impossibilità che la persona offesa percepisca direttamente la lesione alla reputazione.

Il secondo requisito è l’offesa alla reputazione, da intendersi non necessariamente come effettiva lesione, ma anche come messa in pericolo dell’onore attraverso atti e parole( reato di pericolo).

Il terzo elemento è la presenza di almeno due persone ( esclusi chiaramente l’autore e l’offeso), che abbiano percepito l’offesa e compreso il significato della stessa. La comunicazione tra più soggetti può avvenire anche a catena( es. offesa comunicata ad una persona che poi la comunica ad altre, purché sotto incarico implicito o esplicito della prima).

Al di là dell’aspetto penalistico, come ogni reato la diffamazione può generare delle conseguenze dannose risarcibili, soprattutto non patrimoniali.

Siamo infatti di fronte a un comportamento non iure, che genera un danno ingiusto ( lesione del diritto all’onore, desumibile dall’art. 2 della Costituzione). Si realizzano, dunque, tutti i presupposti per ottenere il ristoro dei danni da responsabilità aquiliana(  ex artt. 2043 e 2059 c.c.).

Il danno non patrimoniale può essere anche rilevante, potendo comprendere non solo il danno esistenziale( alterazioni alle abitudini di vita) e il danno morale soggettivo ( sofferenza transeunte)  ma  anche il danno biologico, se si dimostra che l’offesa ha provocato conseguenze dannose alla salute, anche psichica, della vittima.

Facendo un esempio, una ragazza che, offesa nel suo onore per essere stata qualificata di ” facili costumi”  , oltre a soffrire l’atto offensivo ( danno morale soggettivo), non esce più di casa per paura delle male lingue( danno esistenziale) ed è costretta ad assumere psicofarmaci prescritti per sopportare tale ansia ( danno biologico).

E’ solo un esempio per chiarire quali siano le conseguenze dannose potenzialmente risarcibili (rigorosamente da provare, anche ricorrendo a presunzioni).

Cosa fare in presenza di diffamazione? Si potrebbe querelare l’autore del reato e portarlo davanti al giudice penale e ,contemporaneamente, instaurare una causa civile autonoma. Oppure si potrebbe lasciar perdere la causa civile per i danni e risolvere tutto in sede penale, costituendosi parte civile, etc.  Ogni soluzione ha dei pro e dei contro.

 

 

 

 

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