Protezione umanitaria: il Decreto Salvini si applica alle richieste di soggiorno in corso? ( Cassazione, 19 febbraio 2019)

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Con il Decreto Salvini ( d. l n. 113 del 2018, convertito in legge n. 132 del 2018)  sono stati modificati sostanzialmente i presupposti per ottenere la c.d protezione umanitaria ( forma di protezione residuale dello straniero, che opera quando non è possibile l’asilo o la protezione sussidiaria).

Anzi, più correttamente, è la stessa protezione umanitaria ad essere stata modificata, in quanto divenuta speciale e tipizzata, cioè limitata ad alcune ipotesi: permesso per cure mediche, per calamità naturali, per atti di particolare valore civile, per motivi di protezione sociale, per vittime di violenza domestica e sfruttamento del lavoro.

Ci si interroga sulla disciplina applicabile ai casi di permessi già attenuti prima del Decreto Salvini e ai casi di richiesta di protezione umanitaria in itinere, cioè pendenti.

In relazione alla prima eventualità, nessun dubbio che la nuova normativa non tocchi i permessi già ottenuti in base alle leggi precedenti. Chiaramente, una volta scaduto il titolo di soggiorno , per rinnovarlo bisognerà rientrare in una delle ipotesi di protezione speciale poc’anzi citate ( art. 8 del Decreto Salvini).

Per ciò che concerne le richieste pendenti, tutto si gioca sulla possibilità , o meno, di applicare il Decreto Salvini retroattivamente. In base all’art. 11 delle preleggi, la legge non può che disporre per il futuro. Tuttavia, a differenza della irretroattività della norma penale sfavorevole,  tale principio non è costituzionale  e può essere derogato dal legislatore attraverso la previsione di un regime intertemporale ( che preveda la retroattività ai casi in corso).

Nondimeno la previsione dell’applicazione di una legge a casi precedenti l’entrata in vigore della stessa, deve essere ragionevole, non deve ledere l’affidamento che il soggetto aveva sul quadro legislativo precedente e non deve contrastare con interessi costituzionalmente protetti.

La Corte di Cassazione, con questa recentissima pronuncia, ha escluso la retroattività del decreto Salvini, con la conseguenza che i presupposti per le richieste di protezione umanitaria  in corso  saranno quelli previsti dalle disposizioni di legge antecedenti al Decreto, sicuramente meno rigidi.

Giova rilevare, però, che una volta ottenuto il titolo di soggiorno umanitario per via giudiziaria ( Tribunale) o per via amministrativa(  provvedimento della Commissione territoriale), è necessario attuarlo. E l’attuazione sarà necessariamente regolata dal Decreto Salvini ( anche se il titolo è stato concesso sulla base della legge anteriore). Ne deriva  che il permesso di soggiorno rilasciato dalla Questura conterrà la dicitura ” casi speciali” e sarà soggetto alla durata di due anni ( art. 1, comma 9, del Decreto Salvini).

 

 

 

 

 

 

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