Previsione dell’altezza minima per assumere una donna come capotreno. E’ discriminazione? ( Cass. n. 3196/2019)

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La Direttiva 2002/73 CE ha quale obiettivo la parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro,  l’accesso alla formazione e le condizioni di lavoro.

Ne consegue il divieto di ogni forma di discriminazione diretta e indiretta nel lavoro in base al sesso.

In linea di massima, si ha discriminazione diretta quando una singola persona di un sesso viene trattata in maniera diversa per una situazione analoga rispetto ad un soggetto di sesso diverso( ad esempio la mancata assunzione di una lavoratrice perché donna o perché incinta. Non a caso, il licenziamento per tali ragioni è un atto nullo, proprio in quanto discriminatorio).

Si ha discriminazione indiretta, quando un atto,  apparentemente neutro, avvantaggia comunque  un sesso rispetto ad un altro( per esempio il requisito  della statura minima richiesto per la partecipazione a un concorso, parametrato, però, all’altezza maschile).

Non si ha discriminazione indiretta solo in casi eccezionali, cioè quando l’assunzione di una persona di un determinato sesso è necessaria data la natura delle particolari attivita lavorative in questione,purche l’obiettivo ricercato sia legittimo e soggetto al principio di proporzionalita, come stabilisce la giurisprudenza della Corte di giustizia.

Dunque, mentre la discriminazione diretta in base al sesso è sempre vietata, quella indiretta in casi eccezionali può essere giustificata, o meglio, in virtù di circostanze concrete non può considerarsi tale.

Nel caso di specie  il Tribunale aveva ordinato l’assunzione  per il ruolo di Capo servizio treno da parte di Trenitalia, di una donna che  era alta meno di 160 cm e che era stata esclusa dalla procedura selettiva in base al bando.

La sentenza era stata confermata anche dalla Corte d’appello di Roma.

Trenitalia ricorre in Cassazione affermando che la decisione sull “‘inidoneità strutturale” della donna non era frutto di illogica discrezionalità, ma rappresentava il recempimento nel bando di norme di legge ( l’art. 25 D.Lgs. 198/2006, in riferimento al D.C.P.M. 411/1987 e al D.M. Trasporti 158/T del 19 settembre 1986, del CCNL 2003 che, in relazione alla figura di Capo Treno Servizi, pone quale requisito necessario quello dell’altezza superiore a 160 cm).

Tuttavia la Cassazione ritiene che in relazione al ruolo in questione ( Capo treno), non sia giustificato tale limite fisico/ strutturale, ragion per cui la previsione del  requisito dell’altezza superiore a 160 cm dà luogo a  discriminazione indiretta . Ne deriva che la previzìsione legislativa, testè citata, va disapplicata perchè contraria al diritto comunitario.

Ciò non toglie che, in differenti contesti, relativi a bandi aventi ad oggetto ruoli differenti, tale limite di altezza possa trovare giustificazione, sempre nel rispetto del principio di proporzionalità.

 

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