Espropriazione per pubblica utilità e revoca della procedura espropriativa: bisogna restituire l’indennizzo ottenuto?

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L’espropriazione per pubblica utilità è disciplinata dal TU Espropri (D.P.R. n. 327/2001 e successive modifiche e integrazioni).

E’ una procedura che, al pari di tutti i procedimenti amministrativi, soggiace al principio di legalità ( l’espropriazione dei beni immobili o di diritti relativi ad immobili  può essere disposta nei soli casi previsti dalle leggi e dai regolamenti) e, come tutto l’agire amministrativo, ai principi di economicità, di efficacia, di efficienza, di pubblicità e di semplificazione dell’azione amministrativa.

Prima di procedere all’espropriazione di un bene per pubblica utilità, occorre apporre sullo stesso un vincolo di esproprio.

A volte  il vincolo è dato dall’approvazione del  piano urbanistico generale( o di una sua variante)  che prevede la realizzazione di un’opera pubblica o di pubblica utilità.

Entro 5 anni deve, a questo punto,  essere compiuto il primo passo dell’espropriazione, cioè la Dichiarazione di pubblica utilità. Se non viene emanato tale provvedimento, che evidenzia pubblicamente l’utilità dell’opera, il vincolo preordinato all’esproprio decade.

Se la realizzazione di un’opera pubblica o di pubblica utilità non è prevista dal piano urbanistico generale, il vincolo preordinato all’esproprio può essere disposto, ove espressamente se ne dia atto, su richiesta dell’interessato ai sensi dell’articolo 14, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, ovvero su iniziativa dell’amministrazione competente all’approvazione del progetto, mediante una conferenza di servizi, un
accordo di programma, una intesa ovvero un altro atto, anche di natura territoriale, che in base alla legislazione vigente comporti la variante al piano urbanistico.

Semplificando, dopo la Dichiarazione di pubblica utilità  viene compilato l’elenco dei beni da espropriare- entro 30 giorni- e viene determinata in via provvisoria la misura dell’indennità  di espropriazione  che l’espropriato riceve ( si tratta di indennizzo da fatto lecito, essendo attività legittima e procedimentalizzata). Diversamente, se  l’amministrazione  espropria senza titolo occupando illegittimamente il fondo, si tratterebbe di illecito- permanente- in caso di occupazione usurpativa- con conseguente diritto al risarcimento del danno)

Il Decreto di esproprio ( atto finale) va emanato entro il termine di scadenza dell’efficacia della dichiarazione di pubblica utilità. Tra le altre cose, il Decreto dispone il passaggio del diritto di proprietà, o del diritto oggetto dell’espropriazione all’amministrazione,  sotto la condizione sospensiva che il medesimo decreto sia successivamente notificato ed eseguito.

L’ amministrazione può revocare la procedura di espropriazione  per nuova valutazione dell’interesse pubblico originario, il c.d ius poenitendi (l’espropriazione non è  provvedimento attributivo di vantaggi economici al privato, come l’aggiudicazione, la quale ultima si può revocare solo in presenza di interessi pubblici ulteriori e sopravvenienze di fatto imprevedibili) ad esempio perché  gli oneri finanziari sono divenuti insostenibili, con correlata cessata esigenza della realizzazione dell’opera pubblica alla base dell’espropriazione.

La revoca è un provvedimento connotato da forte discrezionalità amministrativa, con la conseguenza che è sindacabile davanti al giudice amministrativo solo per vizi estrinseci della decisione (correttezza, logicità, o  ragionevolezza)

Ciò a  differenza della discrezionalità tecnica, dove il sindacato è intrinseco, ma non sostitutivo(il giudice penetra nella decisione tecnica della PA, anche grazie alla CTU, ma  limitandosi a valutare se la decisione dell’amministrazione rientri nella forbice di attendibilità, senza sostituire la propria)

Una volta revocato ragionevolmente il procedimento di espropriazione,  l’amministrazione può chiedere al proprietario del fondo la restituzione dell’indennità di esproprio eventualmente liquidata,  in quanto divenuto pagamento indebito ai sensi dell’art. 2033 c.c.

E’  vero che, in presenza di revoca, l’amministrazione dovrà indennizzare per altra causa il soggetto leso nell’affidamento del buon esito dell’espropriazione(ai sensi dell’art. 21 quinquies l. n.241/90). Se l’indennizzo non è previsto nel provvedimento di revoca, l’avente diritto potrà chiederlo in  giudizio, senza che la mancata previsione invalidi la revoca stessa.

 

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