Accertamenti per ragioni fiscali nei luoghi di lavoro e nelle abitazioni: differenze.Basta una denuncia anonima per giustificare la perquisizione in casa? ( Cass. 2018, n. 20096).

guardia di finanza

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 30 luglio 2018, n. 20096

La Suprema Corte è intervenuta con un’importante e recentissima  pronuncia  concernente il rapporto tra le attività di accertamento tributario ( ispezioni, perquisizioni ,etc) e il domicilio  ( quale diritto inviolabile della persona, garantito dall’art. 14 della Costituzione).

Al fine di ponderare queste due fondamentali esigenze ( da una parte l’accertamento fiscale e dall’altra la libertà di domicilio)  la Cassazione ha emanato alcuni principi i quali necessitano di una disamina della legislazione in materia.

L’art. 52 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633  regola gli accessi, le ispezioni e le verifiche che la guardia di finanza e i funzionari dell’Agenzia delle Entrate possono effettuare in materia di IVA nei luoghi commerciali e nei luoghi adibiti ad abitazione, per riscontrare eventuali evasioni o altre violazioni( la norma si applica anche in materia di IRPEF).

La situazione è disciplinata in maniera differente a seconda del luogo di ispezione o di perquisizione.

Se si tratta   dei locali destinati all’esercizio di attività  commerciali, agricole, artistiche o professionali,  per procedere ad ispezioni documentali, verificazioni e ricerche e ad ogni altra rilevazione ritenuta utile per l’accertamento dell’imposta e per la repressione dell’evasione e delle altre violazioni, occorre apposita autorizzazione che ne indica lo scopo, rilasciata dal capo dell’ufficio.  In ogni caso, l’accesso nei locali destinati all’esercizio di arti e professioni dovrà essere eseguito in presenza del titolare dello studio o di un suo delegato.

Tuttavia per accedere in locali che siano adibiti “anche” ad abitazione ( cioè ad uso promiscuo) e’ necessaria anche l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica.

L’ autorizzazione del capo dell’ufficio o del Procuratore è una sorta di nulla osta, che non richiede particolari presupposti , trattandosi di autorizzazione quale avallo da parte di un’autorità  gerarchicamente o funzionalmente sovraordinata.

Diversa è l’eventualità prevista al secondo comma della legge in esame : “L’accesso in locali diversi da quelli indicati nel precedente comma può essere eseguito, previa autorizzazione del procuratore della Repubblica, soltanto in caso di gravi indizi di violazioni delle norme del presente decreto, allo scopo di reperire libri, registri, documenti, scritture ed altre prove delle violazioni.

Qui si è in presenza di perquisizioni o ispezioni in un luogo adibito esclusivamente ad abitazione, cioè del domicilio personale.

L’art. 14 della Costituzione sancisce l’inviolabilità del domicilio, con la conseguenza che eventuali ispezioni o perquisizioni ( anche per fini fiscali) dovranno essere regolate da leggi speciali con precisi presupposti e con il rispetto delle garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Ecco spiegata la necessità dei gravi indizi di colpevolezza( non richiesti per le ispezioni nei luoghi aziendali o promiscui) che devono precedere l’accertamento nell’abitazione e giustificarlo ( non è possibile, dunque,  effettuare gli accertamenti nel domicilio per reperire tali gravi indizi di violazione).

In tale evenienza  l’autorizzazione del Procuratore della  Repubblica, lungi dall’essere un mero nulla osta, è un provvedimento valutativo della sussistenza concreta dei gravi indizi che  giustificano l’ingresso nell’abitazione privata.

Un provvedimento altamente discrezionale, che deve di conseguenza essere motivato sulla sussistenza dei gravi indizi, anche se è sufficiente una motivazione sintetica.

L’ obbligo motivazionale deve pertanto ritenersi assolto nel caso in cui risultino indicate la nota e l’autorità richiedente, con la specificazione che il provvedimento trova causa e giustificazione nell’ esistenza di gravi indizi di violazione della legge fiscale, la cui valutazione deve essere effettuata “ex ante” con prudente apprezzamento” (Cass. 9565 del 23/4/2007).

Cosa succede se l’ispezione nel domicilio è autorizzata e  avvenga in seguito a sola  denuncia anonima? Può la denuncia anonima far presumere i gravi indizi di violazione che giustificano un tale atto invasivo ?

Per la Cassazione la risposta al quesito non può che essere negativa, in virtù dell’art. 2727 c.c., che definisce le presunzioni.

Le presunzioni adeguano le situazioni alla realtà, alla normalità , secondo l’id quod prelumque accidit.

Ebbene non è normale, non trova riscontro nella realtà ( al ciò che accade di solito) che una denuncia anonima significhi gravi indizi di evasione.

Non è possibile desumere da questo semplice atto i gravi indizi di violazione.

Sarà necessario, dunque, che l’ufficio tributario o la guardia di finanza a seguito della denuncia effettuino qualche indagine o un qualche riscontro delle dichiarazioni contenute nella stessa.

Ne consegue che le prove ottenute con l’ accertamento tributario ( ad esempio , mediante lo strumento di ricerca della prova della perquisizione ) effettuato nel domicilio senza motivazione o con motivazione erronea ( gravi indizi presunti da una denuncia anonima) sono inutilizzabili.

L’inutilizzabilità delle prove non deriva dalla previsione ex lege di una sanzione( che non c’è) , ma dalla regola generale secondo cui l’assenza del presupposto di un procedimento amministrativo infirma tutti gli atti nei quali si articola.

Per atto presupposto si intende un atto che nell’ambito di un procedimento amministrativo si pone come antecedente logico e funzionale (oltreché, in linea di massima, temporale) rispetto ad un provvedimento finale produttivo di effetti giuridici (Sandulli)

Se manca l’atto presupposto, il provvedimento finale non può produrre effetti. Da qui l’inutilizzabilità dei risultati  dell’accertamento tributario fatto in assenza del presupposto dei gravi indizi di violazione o per erronea presunzione dello stesso.

 

 

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