Le immissioni nocive . Ponderazione tra diritti fondamentali , doppio binario di tutela e risarcimento.

 

Inquinamento-acustico

L’art. 844 del Codice civile è una disposizione dettata in materia di immissioni.

Essa prevede che il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni ( di fumo, calore, rumori  etc) provenienti dal fondo del vicino se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.

A tal fine, l’autorità giudiziaria deve ponderare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà.

Si tratta di uno strumento che offre un grande potere al giudice, il quale si trova a bilanciare situazioni giuridiche di notevole importanza, che possono assumere la veste di diritti fondamentali  di rilevanza costituzionale e sovranazionale.

Si pensi a un soggetto leso dalle immissioni provenienti da una canna fumaria di un ristorante, oppure da un rumore insopportabile proveniente da un locale notturno( l’inquinamento acustico è oramai considerato dalla scienza quale causa di patologie, anche gravi).

Qui in gioco non c’è  solo la mera proprietà, ma potenzialmente anche il diritto alla salute, alla dignità , il diritto al domicilio , il diritto al rispetto della vita privata e familiare.

Tutte posizioni giuridiche  che  ,se lese, provocano senza alcun dubbio un danno ingiusto risarcibile ( artt. 844 e 2043 c.c.), soprattutto non patrimoniale.

E’ oramai pacifico( dopo le Sezioni Unite di San Martino del 2008) che la lesione di diritti della persona costituzionalmente garantiti ( direttamente o in via interposta poiché previsti dalla CEDU)  è fonte di danno non patrimoniale, a prescindere dalla sussistenza , o meno, di un reato.

Ciò fa comprendere l’importanza del giudizio comparativo che il Giudice è tenuto ad effettuare.

Nonostante la norma testualmente parli di rapporto tra esigenze produttive e proprietà, in realtà il bilanciamento, come poc’anzi citato, è tra  le esigenze produttive ( tra cui spicca il diritto al lavoro quale diritto fondamentale) e i diritti  alla salute ( art. 32 Cost.) alla libertà del domicilio ( art. 14 Cost.),  alla dignità ( art. 2 Cost) e al rispetto della vita privata e familiare ( art. 8 CEDU).

L’art. 844 c.c. rappresenta, di tal guisa,  sia  uno strumento di tutela pubblicistica, grazie alle leggi e ai regolamenti che stabiliscono delle soglie oggettive il cui superamento rende illecite le immissioni (  v. la legge quadro sull’inquinamento acustico del 1995 n. 447, la legge quadro elettrosmog del 2001 n. 36, il decreto ministeriale sui valori limite delle sorgenti sonore del 1997,  il decreto ministeriale sulle sorgenti sonore nei pubblici esercizi del 1999, etc ), sia uno strumento di tutela privatistica, che considera altresì illecite  immissioni inferiori alle soglie, ma che comunque generano un danno ingiusto al privato ( artt. 844 e 2043 c.c.)

Per tale ragione l’autorità giudiziaria  ben può condannare l’autore delle immissioni a risarcire le conseguenze dannose, soprattutto al profilo areddituale, anche se non è stato superato il limite stabilito dalle leggi, perché un conto è l ‘aspetto pubblicistico- amministrativo, un conto è la tutela del soggetto privato.

Se il valore massimo delle immissioni stabilito dalle normative tecniche è oltrepassato, si applica sicuramente una sanzione amministrativa, essendo tali disposizioni a tutela della collettività. Ma ciò non toglie che, anche al di sotto del limite, la persona possa aver subito un danno risarcibile, anche a prescindere da un danno biologico.

Infatti la lesione del diritto alla salute può essere solo una delle tante situazioni giuridiche fondamentali che possono essere lese dalle immissioni . Anche in assenza di una patologia (o della prova della riconducibilità della stessa alle immissioni ) il soggetto può aver subito comunque un’alterazione alle abitudini di vita, conseguente alla lesione di altri diritti fondamentali citati, come ad esempio il rispetto alla vita privata e familiare
( si pensi ai trasferimenti fuori casa, alle assenze dei figli a scuola, etc).Il che rende la sua posizione comunque meritevole di tutela risarcitoria(  Cass. S.U. n. 2611/2017;  Cass., ordinanza  2018, n. 23754).

Tale danno esistenziale andrà provato sia nell’an che nel quantum,  anche ricorrendo a presunzioni, non sussistendo nel nostro ordinamento  i c.d  danni in re ipsa, cioè conseguenti alla sola realizzazione del danno ingiusto ( lesione del diritto) ma senza conseguenze dannose ( poiché la responsabilità civile da risarcitoria diverrebbe sanzionatoria ) . Inesistenza dei danni presunti da qualcuno messa in dubbio, vista l’ammissibilità in giurisprudenza della c.d retroversione degli utili in materia di arricchimento da fatto ingiusto.

Riassumendo, dalle  immissioni nocive( anche sotto soglia) possono derivare varie conseguenze dannose, in particolare: un danno patrimoniale, un danno biologico, un danno morale soggettivo e una danno esistenziale( Cassazione civile, sez. II, sentenza 20/01/2017 n° 1606).Chiaramente la differenziazione è solo descrittiva, visto che il danno non patrimoniale è unico, e non va mai duplicata la liquidazione.

Interessante è constatare che quando le immissioni sono illecite ex lege,  la ponderazione tra esigenze di produzione e diritti fondamentali è fatta ex ante dal legislatore, mentre nella seconda eventualità dal giudice del caso concreto.

Ne consegue che i diritti fondamentali, lungi dall’essere imponderabili e indegradabili, possono subire delle limitazioni di fronte ad altri diritti altrettanto fondamentali, a causa dell’assenza di una classificazione gerarchica di tali valori in Costituzione ( i quali sono sostanzialmente equipollenti). A volte questa comparazione è fatta  dal legislatore, altre volte dal potere pubblico , altre ancora dal giudice.

 

 

 

 

 

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