Licenziamento: forma scritta, motivazioni e conoscibilità. Si rispettano tali requisiti se si licenzia con Whatsapp?

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L’art. 2 della legge del 1996 n. 604 ( disciplinante i licenziamenti individuali) come aggiornato dalla legge Fornero del 2012, sancisce espressamente la necessità che il datore di lavoro( imprenditore o non imprenditore) “ comunichi per iscritto” il licenziamento al lavoratore, con specificazione dei motivi che lo hanno determinato.

Il licenziamento intimato senza il rispetto di tali prescrizioni è inefficace.La richiesta della forma scritta è  ad substiantiam, perciò ai fini della validità stessa del recesso. Tuttavia un conto è la forma scritta a pena di validità, un conto è la forma solenne( come in materia di donazione) o le formule sacramentali.

Oggi l’atto di licenziamento deve contenere i motivi che hanno portato allo stesso per espressa previsione legislativa( art. 2, l 1996/604), a differenza del passato, dove era il lavoratore a dover chiedere, entro 15 giorni dalla comunicazione, le ragioni dell’interruzione del rapporto.

Senza l’indicazione dei motivi, il licenziamento è inefficace.

Con la legge Fornero si è resa obbligatoria la contestualità delle motivazioni, nel senso che i motivi devono essere inseriti  nell’atto scritto di licenziamento,  pena l’inefficacia dello stesso.

Le motivazioni sono importanti per tutelare il lavoratore, garantendogli informazione preventiva e consapevolezza, come statuito dalla giurisprudenza : “La motivazione del licenziamento  deve essere sufficientemente specifica e completa, ossia tale da consentire al lavoratore di individuare con chiarezza e precisione la causa del suo licenziamento sì da poter esercitare un’adeguata difesa svolgendo ed offrendo idonee osservazioni o giustificazioni” ( Cass. 2011/ 9925).

Una volta che l’atto contiene i motivi, è chiaro che non serve alcuna forma solenne o sacramentale per compensare un deficit sostanziale.Sarebbe probabilmente un formalismo inutile.

Ecco perché  per la giurisprudenza   l’obbligo di forma scritta è rispettato anche se attuato in via indiretta, mediante la consegna del libretto di lavoro con l’indicazione della data di cessazione del rapporto di lavoro.

Oltre che per iscritto, l’atto di licenziamento deve essere conoscibile.

Esso rientra nel novero degli atti unilaterali recettizi, che vanno portati a conoscenza del destinatario e sottoposti alle regole previste dal codice civile per gli atti unilaterali ( artt. 1334 e 1335 c.c.)

In particolare gli atti unilaterali sono efficaci dal momento in cui giungono a conoscenza del destinatario, conoscenza che però è presunta al momento in cui giungono all’indirizzo dello stesso.

Dunque basta la conoscibilità per generare una presunzione di conoscenza , superabile qualora il destinatario provi di essere stato nell’impossibilità di averne notizia.

La norma contempera le esigenze si libertà del destinatario dell’atto unilaterale( e del suo diritto di non visionare o di cestinare la corrispondenza) con il dovere di collaborazione verso chi intende comunicare qualcosa, contribuendo alla conoscibilità degli atti.

La discrasia tra conoscenza effettiva e conoscibilità non è poi così rara, bastando che il lavoratore non si trovi nel luogo in cui la comunicazione è indirizzata quando giunge( a differenza delle comunicazioni al datore di lavoro, che, grazie all’organizzazione imprenditoriale, è difficile che non ne venga a conoscenza, anche tramite un preposto).

Esposti sinteticamente i tre requisiti dell’atto di licenziamento ( forma scritta, motivazioni  e conoscibilità) occorre valutare se tali elementi indefettibili sussistano quando si utilizza whatsapp.

Il dato meno problematico è quello dell’obbligo delle motivazioni del licenziamento, facilmente esplicabili anche tramite l’uso dello strumento informatico in esame.

Riguardo la forma scritta, anche qui sembra potersi dare risposta affermativa.

In primis perché il messaggio whatsapp è un documento informatico  dattiloscritto ( cioè un documento che riproduce una scrittura effettuata a mezzo meccanico -computer o macchina da scrivere- con la digitazione dei tasti corrispondenti alle singole lettere alfanumeriche). A ben vedere non cambia nulla rispetto ai mezzi ordinari.

Inoltre la già richiamata assenza di forma solenne o di formule sacramentali e la possibilità riconosciuta dalla Cassazione di assolvere l’obbligo di forma scritta  anche  in via indiretta, non possono che concorrere ad affermare che  l’utilizzo di whatsapp rispetta l’obbligo di forma scritta.

Per ciò che concerne la conoscibilità, si potrebbe esserci qualche problema di compatibilità, innanzitutto letterale.

Se l’art. 1335 richiede , quale presupposto per la conoscibilità,  che la comunicazione giunga all’indirizzo del destinatario, occorre chiedersi cosa si intenda per indirizzo.

Se per indirizzo si intende il domicilio fisico( o la dimora fisica), è chiaro che il messaggio whatsapp non può dare questa certezza, potendosi il lavoratore trovare al momento della ricezione( doppia stanghetta blu) in qualunque luogo.

In realtà per indirizzo va inteso ogni luogo che, in quanto inserito nella sfera di dominio o di controllo del destinatario, appaia idoneo a consentirgli la ricezione dell’atto e la cognizione del relativo contenuto (Cass. Civ. Sez. Lav. 13 dicembre 2000, n. 15696)

A conferma , si cita questa massima “Non è la effettiva consegna dell’atto a determinare l’operatività della presunzione di conoscenza bensì la circostanza che l’atto è posto nella sfera di disponibilità del destinatario”( anche se in questo caso si trattava del deposito dell’avviso di giacenza)- Cass. 211 20482-

Indubbiamente , se questo è il senso dell’art. 1335, Wattsapp è idoneo a mettere l’atto di licenziamento nella sfera di disponibilità del lavoratore, seppur egli si trova in quel momento in un luogo diverso dal domicilio fisico.

Anzi, whatsapp, oltre a garantire la prova, la data e l’ora di avvenuta consegna e di conoscibilità ( doppia spunta ) , garantisce anche la ricevuta di avvenuta lettura( doppia spunta blu), che neanche una raccomandata a/r permette di ottenere( si può sapere che è stata ricevuta, ma non che è stata letta).

Sono queste in sostanza le argomentazioni che hanno portato il Tribunale di Catania, sezione lavoro, ad ammettere, con ordinanza del 27 giugno 2017, il licenziamento tramite whatsapp.

La tesi è stata criticata da chi ritiene che tale conclusione  comporti incertezza in ordine all’impugnazione del licenziamento( anche in via stragiudiziale) del lavoratore( entro 60 giorni), visto che , a differenza della raccomandata, un tale strumento non offrirebbe certezza sulla data di comunicazione del recesso unilaterale dal rapporto di lavoro.

 

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