Infortuni sul lavoro, danno non patrimoniale e indennizzo INAIL

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Trib. Trento Sez. lavoro, 12 marzo 2013 – Giudice Flaim

L’indennizzo I.N.A.I.L. non è integralmente satisfattivo delle pretese di ristoro spettanti all’infortunato (e quindi non esonera del tutto il datore di lavoro dalla responsabilità civile): residua, invece, un’ulteriore voce di danno – definibile “danno differenziale” in quanto corrispondente alla differenza tra l’ammontare del danno biologico permanente risarcibile nel regime della responsabilità civile e l’ammontare dell’indennizzo erogabile dall’I.N.A.I.L. nel regime dell’assicurazione obbligatoria – di cui il lavoratore può chiedere il risarcimento al datore di lavoro (il cui esonero, quindi, non si estende anche al danno differenziale). Ed invero, escludendosi la risarcibilità del danno differenziale, si pongono sotto il profilo della responsabilità civile nei confronti del lavoratore, sullo stesso piano – fruendo entrambi dell’esonero integrale – il datore di lavoro che ha diligentemente approntato le misure a prevenzione degli infortuni con quello che tali misure non ha predisposto, con ciò causando l’evento dannoso; e sempre sullo stesso piano si pongono – conseguendo entrambi solamente l’indennizzo I.N.A.I.L. – il lavoratore che si è attenuto alle prescrizioni che lo riguardano in materia di prevenzione e tutela e che ha subito l’altrui inadempimento e il lavoratore che, invece, quelle prescrizioni ha violato.

 

Con questa importante sentenza il Tribunale di Trento, Sezione lavoro, ha affermato che l’indennizzo INAIL, che il lavoratore riceve a causa di infortunio sul lavoro, può non essere sufficiente al ristoro del danno e , dunque, a esonerare il datore di lavoro da responsabilità civile.

Occorre, infatti, risarcire al lavoratore la differenza tra il danno biologico permanente subito e l’indennizzo INAIL, se la differenza c’è.

La soluzione è ispirata al principio di effettività del risarcimento del danno, che riguarda anche il danno non patrimoniale.

Sia il danno non patrimoniale che quello patrimoniale, devono essere risarciti nel loro effettivo ammontare.

Prima di giungere a tale conclusione, il Giudice del lavoro ripercorre quelli che sono i principi del danno non patrimoniale.

Innanzitutto occorre un responsabile, perciò, prima di liquidare le conseguenze dannose, va accertata la  causalità materiale, cioè il rapporto tra inadempimento ed evento dannoso ( in questo caso del datore di lavoro).

In secondo luogo il danno non patrimoniale, a differenza di quello patrimoniale, è tipico, poiché non basta la lesione di qualsiasi posizione meritevole di tutela da parte del responsabile, ma  è necessaria una ” tipicità” del danno, che deve essere qualificato dalla legge, o corrispondere a un diritto della persona costituzionalmente garantito.

Si potrebbe definire il danno non patrimoniale come tipico ma non troppo, poiché i diritti costituzionali della persona sono perennemente in evoluzione e potenzialmente rientranti nell’art. 2 della Costituzione.

Nel caso del contratto di lavoro  l’art. 2087 c.c. statuisce esplicitamente obblighi protettivi in capo al datore di lavoro, il quale è garante dell’incolumità psico-fisica del lavoratore.

Vuol dire che è la stessa legge che qualifica come risarcibili le conseguenze dannose al profilo  non reddituale del lavoratore, quando il datore di lavoro è responsabile della violazione di questi obblighi. Anche se, in realtà, sarebbero comunque posizioni costituzionalmente rilevanti( diritto alla salute e dignità del lavoratore).

Né si dubita della possibilità che anche la violazione di un contratto  possa generare conseguenze dannose non patrimoniali risarcibili, se l’inadempimento lede un diritto della persona costituzionalmente garantito o, comunque, quell’interesse non patrimoniale che  sorregge l’obbligazione( art. 1174 c.c.) e che è causa concreta del contratto.

In tali eventualità, la richiesta risarcitoria non patrimoniale si inserisce all’interno dell’azione tesa a far valere la responsabilità contrattuale, senza bisogno del cumulo di responsabilità.

Una volta accertata la responsabilità del datore di lavoro e la lesione di una posizione qualificata del lavoratore, vanno risarcite le conseguenze dannose, evitando duplicazioni risarcitorie ( Sezioni Unite San Martino del 2008).

Occorre allora chiedersi se l’indennizzo derivante dall’assicurazione obbligatoria e il risarcimento non patrimoniale conseguente alla responsabilità civile del datore di lavoro a seguito di infortunio, generino una duplicazione o meno.

Per la sentenza in esame ( che assume quale presupposto la giurisprudenza della Cassazione), la risposta al quesito è negativa,  poiché, seppur l’indennizzo INAIL e il risarcimento del danno non patrimoniale hanno lo stesso presupposto ( il danno biologico), sono totalmente differenti sotto altri aspetti.

L’indennizzo è automatico, tempestivo, prescinde dalla colpa e dall’inadempimento del datore di lavoro.

Mentre il risarcimento richiede la prova del danno e la colpa del responsabile.

Inoltre l’indennizzo è finalizzato a “compensare” economicamente il lavoratore( ecco perché è automatico e prescinde dalla colpa), mentre il risarcimento del danno non patrimoniale serve a ristorare la violazione del diritto alla salute.

Perciò se in base ai diversi criteri di accertamento( per il danno biologico da responsabilità si utilizzano le Tabelle dei Tribunali) residua un danno differenziale, esso va dato al  lavoratore a prescindere dall’indennizzo INAIL , non costituendo una duplicazione risarcitoria, ma solo il ristoro del danno non patrimoniale nel suo effettivo ammontare.

Senza contare che , negando il ristoro del danno differenziale, si porrebbero sullo stesso piano il datore di lavoro diligente e quello negligente( visto che l’indennizzo derivante dall’assicurazione è automatico, e viene dato al lavoratore sul presupposto del solo infortunio, a prescindere da responsabilità.

 

 

 

 

 

 

 

 

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